mercoledì 31 ottobre 2007

La notte delle matite spezzate

"La noche del los lapices", girato nel 1988 da Hector Olivera, è il film-denuncia sulle atrocità commesse dai militari, andati al potere con un golpe nel 1976 in Argentina, nei confronti degli studenti delle Belle Arti che avevano dato vita a movimenti di protesta. Protagonista della storia è Pablo Diaz, uno dei sopravvissuti; proprio grazie alla sua testimonianza è stato possibile fare luce su quel sanguinoso periodo, di cui si ricorda soprattutto il fenomeno dei desaparecidos: gli oppositori illegalmente sequestrati e in seguito soppressi nell'assoluta segretezza. Il 26 Marzo del 1976 la giunta militare conquista il potere in Argentina con un colpo di stato, abolendo la democrazia. Inizia un periodo sanguinoso segnato dalle azioni criminose degli squadroni della morte: organizzazioni paramilitari appoggiate dal governo. Vengono rapiti e uccisi i capi delle associazioni studentesche, i capi dei sindacati, e tutte le altre persone che in qualche modo danno voce allo scontento popolare. Nel film, oltre alle strazianti scene di detenzione e tortura dei prigionieri nelle carceri segrete, vediamo le famiglie dei sequestrati che vagano disperate di istituzione in istituzione alla ricerca dei propri cari scomparsi, polizia, tribunali, scuole, trovando un muro di omertà e reticenze...compresa la chiesa, all'epoca complice silenziosa della dittatura (come sempre, direi).
Il film in sè non è un esempio di tecnica cinematografica: ma non importa; la sua importanza và oltre la realizzazione in sè...è servito a far luce su tutta questa drammatica situazione.
La morale è sempre la stessa, banale fino alla noia, e mi scuso per l'eccessiva sintesi: i potenti vogliono fare quello che cazzo gli pare, e guai a mettergli il bastone fra le ruote. Banale o no è vero... è tuttora cosi, anche da noi. In Italia non si uccide (non tantissimo....solo un paio di morti ogni tanto), ma il modo di metterti a tacere lo trovano sempre...la TV, la radio, i giornali, il cinema, la musica... tutto passa al vaglio del potere, tuttora esiste la censura. La scuola e la chiesa, fin da piccolo, ti insegnano la retta via dell'abbassare la testa in silenzio. Non sono un'attivista...mi godo la vita per quel poco che posso...ammiro chi si dedica anima e corpo ad una lotta giusta, ma io sono troppo pigro e cinico... Quello che posso fare però, è mantenere sempre vivo dentro la mia testa un fuocherello di rabbia, una lieve ma consistente incazzatura che mi permette di drizzare le orecchie quando serve, per non farmi prendere per il culo. Ringrazio il destino che mi ha evitato la pena di essere Argentino o Boliviano, o Iracheno....ma ciò non toglie che anche noi abbiamo i nostri cazzi nazionali di cui occuparci, ogni tanto, proprio per non finire peggio di come siamo. E non è con la Pay-TV o il campionato di calcio o la figa onnipresente che mi fanno abbassare la guardia.

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